Al Computex tutti pazzi per il Digital Signage

Approfondimenti     Autore: Federico Piccirilli Aggiungi un commento

Uno dei settori dell’ICT che più sta riscuotendo successo ultimamente è di certo quello del Digital Signage, anche definito come DCN, acronimo di Digital Communication Network. Può essere associabile ad un nuovo media che combina streaming video a contenuti classici come foto e testo per attirare in modo diverso il pubblico, fornendo un messaggio più completo ma soprattutto più accattivante.

Dopo il boom nel settore dell’advertising, il Digital Signage ha visto crescere il numero di occhi puntati su di sé al punto che oggi è soggetto ad un tasso di crescita di oltre il 30% annuo che, secondo una recente ricerca effettuata da Frost & Sullivan, non vedrà cenni di cedimento fino al 2011, anno in cui si conclude la proiezione, raggiungendo un volume di affari pari a 857 milioni di dollari.

Piatto ricco mi ci ficco sembrano dire le aziende di tutto il mondo ed al Computex si respira un’aria che riflette questa nuova corsa all’oro nel segmento ICT, con una miriade di produttori impegnati a dire la propria sul futuro e sulle soluzioni dedicate alla presenza digitale.

Un ruolo di primo piano, più che dai computer stessi, è rivestito dai display, vero tramite comunicativo che porta il messaggio agli occhi dell’utente: sempre più grandi, sempre più sottili, sempre più trendy ma soprattutto sempre più ricchi di funzioni particolari.

I produttori di pannelli si stanno sbizzarrendo per offrire soluzioni che possano far gola ai provider di rich media, partendo dalla visualizzazione tridimensionale, alle tecnologie multi-touch, passando per la retroproiezione ed arrivando agli schermi flessibili garantiti dalle possibilità messe a disposizione dalla tecnologia OLED.

Ma il Digital Signage si basa su un altro punto cardine: il networking. E’ infatti basilare affiancare la potenza del messaggio alla versatilità della connettività a distanza, che non si traduce solamente nel classico WiFi o nel WiMAX, sul quale qui al Computex si punta molto, ma si spalanca un mondo di possibilità con le soluzioni RFID, il Bluetooth o le reti 3.5G; insomma, tutto ciò che può mettere in comunicazione gli utenti viene sfruttato appieno dal Digital Signage, per poter contare su una diffusione capillare affidandosi al contempo agli ultimi ritrovati per offrire contenuti sempre nuovi e sempre in linea con le tendenze hi-tech del momento.

Chi si muove dal lato dei display, chi su quello del networking, chi su quello degli applicativi, ma c’è anche chi punta su soluzioni all-in-one come Cisco, che ha da poco lanciato la sua piattaforma Digital Media System, o come Fujitsu, che a breve presenterà la sua soluzione dedicata. Per il resto rimangono molti competitor ma in mercati settoriali, dato che la diffusione internazionale resta prerogativa dei grandi gruppi, cosa che a Taiwan è stata recepita forte e chiaro, con un unico brand importante che si è lanciato in questo senso, Chi Lin Technology.

Le tante compagnie più piccole hanno deciso invece si associarsi nel consorzio DS SIG (Digital Signage Special Intereset Group) per proporre assieme soluzioni competitive anche al di fuori del mercato nazionale, tuttavia ancora limitate da budget che non le mettono in condizione di porsi ad alto livello al di fuori del territorio taiwanese. Per ora si punta dunque all’integrazione hardware e software per arrivare a presentare pacchetti all-in-one vendibili anche all’estero, facendo convergere il know-how e le peculiarità dei singoli brand in un unico calderone in grado di sfornare, si spera, qualcosa di veramente innovativo e remunerativo per il gruppo.

La partita è però ancora aperta e siamo solo agli inizi, il Digital Signage deve ancora mostrare tutto il suo potenziale, cosa che avverrà sicuramente non appena i prezzi dei display OLED saranno abbordabili e le tecnologie alla portata anche delle aziende medio-piccole, senza contare che ci sarà bisogno di reti adeguate per proporre con successo tali soluzioni e che, se in oriente la situazione non è preoccupante in tal senso, altrettanto non si può dire qui da noi, dove la banda larga è più una chimera che un’effettiva realtà.

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